«Mo’ diamo la bomba ai giornali e po’ vedite che succerarrà…» sabato, luglio 10, 2010 (di Angelo Camuso da il Corriere del Mezzogiorno)
Un dossier su presunte frequentazioni che, nelle intenzioni degli autori del complotto, avrebbero dovuto mettere in imbarazzo Stefano Caldoro, l’attuale presidente della regione Campania.
Una trama destinata a fare «esplodere una bomba mediatica» ed escludere l’allora candidato del Pdl dalla competizione elettorale. Dossier poi pubblicato a febbraio su un sito internet, www.campaniaelezioni.altervista.org, condito pure da presunte rivelazioni di un pentito di camorra («Caldoro fece un patto con noi» sarà il titolo dello scoop diffamatorio da parte del sito, subito oscurato) ma mai approdato sulla stampa nazionale, come desideravano invece gli autori del complotto che infatti avevano avuto l’idea di spedirlo a La Repubblica, «in una busta accussì, vedite che succerarrà..», si legge in un’intercettazione. Ai tempi in cui Caldoro era in corsa per le ultime elezioni, è questo quanto avrebbero ordito, in combutta con l’attuale assessore per l’avvocatura della Regione Campania, Ernesto Sica, che per questo è indagato per violenza privata, i componenti della società segreta destinataria degli arresti disposti l’altro ieri dalla procura di Roma.
La notizia emerge dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip De Donato contro il faccendiere sardo Flavio Carboni, il geometra di Avellino, ex sindaco di Cervinara nonché magistrato tributario Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, ex assessore socialista napoletano ai tempi della prima repubblica; tutti accusati di aver tentato, attraverso la corruzione, l’abuso d’ufficio, la rivelazione e l’utilizzo di segreti istruttori, di condizionale il funzionamento democratico del nostro Paese. Dalle intercettazioni si evince che Sica, all’epoca sindaco del comune di Pontecagnano, svolse un ruolo cruciale nell’attività diffamatoria ai danni di Caldoro. Emblematica è una conversazione dello scorso 20 gennaio, quando Arcange-
lo Martino, riferendosi al dossier su Caldoro, già consegnato ai vertici del Pdl, dice a Sica: «Noi abbiamo messo in piedi una cosa strepitosa e allora questa cosa va accompagnata e assecondata fino all’ultimo minuto perché la partita, secondo l’arbitro, fischia». E Sica: «Tu pensi che una valanga mediatica sia opportuna?…Ci vorrebbe un regista mediatico..».
Il 23 gennaio Sica e Martino ritornano sull’argomento e Sica dice: «… mò tanto uscirà quella bomba e uscirà al momento opportuno!!». L’8 febbraio arriva quindi al cellulare di Martino un sms illuminante: «Dici a Nicola (Cosentino, ndr) che dovrebbe uscire il rapporto di Caldoro con (…), forse del problema ha parlato anche un pentito, che fine abbiamo fatto (…) povero Berlusconi!». Successivamente è Sica a comunicare a Martino il giorno esatto in cui scoppierà la «valanga mediatica»: «Stiamo utilizzando questi nuovi mezzi informatici, eh», dice l’attuale assessore. E poi: «Penso che il giorno cruciale è mercoledì». La società segreta fondata da Carboni, Martino e Lombardi, in quel periodo, da quanto emerge dalle carte si stava particolarmente attivando per sostenere la candidatura di Nicola Cosentino e il complotto ordito contro Caldoro serviva a sbaragliare la concorrenza. Pasquale Lombardi, in particolare, risulta in contatti diretti con Cosentino e a settembre scorso gli telefona, per informarlo del risultato di una riunione durante la quale era stata consolidata la sua candidatura. Da quanto ricostruiscono gli investigatori, i partecipanti a quell’incontro, avvenuto presso la residenza romana del capogruppo del Pdl Denis Verdini, cioè a palazzo Pecci Blunt, in piazza dell’Ara Coeli, sono oltre a Carboni, Martino e Lombardi anche il senatore Marcello dell’Utri, il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo e due magistrati della Corte Costituzionale, Martone e Miller. Successivamente, il 2 ottobre, Lombardi e Cosentino tornano a parlare al telefono delle pressioni esercitate su Verdini e Lombardi non disdegna volgarità in puro dialetto napoletano. Dice a Cosentino: «Lui ( Verdini n.d.r.) è rimasto contento per quello che stiamo facendo per il 6 (giorno del giudizio sul lodo Alfano) e allora giustamente… lui ci deve dare qualche cosa e ci deve dare te e non andà a scassà o cazz’, in italiano. Ti pare?».
La cricca segreta, infatti, si stava attivando, scrive il gip, per condizionare l’esito della sentenza della Suprema Corte sul lodo e la candidatura di Cosentino doveva essere la contropartita. E il darsi da fare del gruppo, secondo l’accusa, diventa reato anche quando Lombardi riceve la visita di un generale, rimasto anonimo nell’ordinanza, che lo informa degli imminenti guai giudiziari in arrivo per l’onorevole Cosentino.
Le pressioni di Lombardi a quel punto si rivolgono al presidente della corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, a cui l’avellinese da del tu, chiedendogli di fissare al più presto l’udienza sul ricorso contro la richiesta di arresto per l’onorevole. E il gruppo risulta pure in contatto con il sottosegretario Caliendo, che appare condividere gli stessi interessi dei suoi interlocutori, mentre tenta di condizionare alcune nomine attraverso pressioni su giudici del Csm, come quella a procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore. ------------------------------------------------------------------------------
Complotto per diffamare Caldoro e Sica costruì un “caso Marrazzo” sabato, luglio 10, 2010 (di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli)
UN LODO Alfano in cambio di un “lodo” Cosentino. Patti segreti orditi nelle stanze romane, pressioni sui giudici della Cassazione. E soprattutto: tentativi di killeraggio basati sulla costruzione di finti scandali sessuali, un nuovo, inesistente “caso Marrazzo”, pur di affossare il rivale Stefano Caldoro, che stava ormai soffiando a Nicola Cosentino, sottosegretario all´Economia e coordinatore campano del Pdl, un futuro da governatore. Ma Caldoro blocca la manovra ordita ai suoi danni presentando denuncia. La politica in versione faida. A qualunque costo, doveva essere la parola d´ordine dei complottisti amici di Nicola o´ Mericano. Chi si dava tanto da fare perché Cosentino non perdesse il suo posto di dominus delle regionali? Chi era disposto a svolgere interferenze affinché andasse in porto il lodo Alfano, in cambio della ufficializzazione a candidato governatore del politico di Casal di Principe, già sotto inchiesta per associazione mafiosa? Tre nomi, tutti già noti, e opachi. Il faccendiere Flavio Carboni, e due figure da Prima Repubblica: Pasquale Lombardi, un geometra già sindaco di Cervinara (Avellino) nei tempi d´oro della Dc, che si spacciava per giudice tributario e costantemente aleggiava nei corridoi della politica romana; ed Arcangelo Martino, ex assessore comunale, socialista, arrestato nel corso della prima tangentopoli campana, poi riciclatosi ai margini del centrodestra e infine ricomparso misteriosamente nel cuore del Casoriagate, esattamente un anno fa, pur di offrire un suo fragilissimo alibi politico alle frequentazioni tra il premier e la minorenne Noemi Letizia. «Fui io, nei primi anni Novanta, a presentare il padre della ragazza, Elio Letizia, a Berlusconi e a Craxi», assicurò Martino. Una toppa così impresentabile da non essere mai stata usata successivamente né dal Letizia e tantomeno da Berlusconi. Carboni, Lombardi e Martino sono agli arresti dall´altra mattina, nell´ambito dell´inchiesta sugli appalti del business eolico, su disposizione del gip di Roma. Ma è ciò che l´indagine racconta sulla Campania a confermare il tentativo di condizionamento del voto e la prova di forza consumatasi dentro il centrodestra, alla vigilia delle elezioni di marzo. Sono atti che aprono questioni non rinviabili sulle istituzioni politiche campane. E accendono un sostanziale interrogativo: il neo governatore Caldoro è ostaggio di un potere torbido, lo stesso che da un lato tramava contro di lui e dall´altro, legittimato dal ruolo di vertice sul territorio, gli ha suggerito nomine e scelte? Domanda tanto più fondata se si considerano le voci delle ultime ore secondo cui è indagato, nell´ambito della stessa inchiesta, anche un membro della stessa giunta Caldoro calato dall´alto: Ernesto Sica, raggiunto da avviso di garanzia. Demitiano della prima ora, poi al fianco dei notabili del Pdl locale, il (più volte) sindaco di Pontecagnano Sica è sotto inchiesta per lo stesso complotto. Oggi è un assessore regionale cui è stata affidata, con singolare decisione, la competenza dell´Avvocatura. E proprio nei riguardi di Sica, durante la sua prima intervista a “Repubblica” da governatore, Caldoro ebbe parole di inusuale asprezza. «Gli ho detto: se fosse per me, non saresti in giunta». Il governatore conosceva i dettagli di quel complotto contro di lui? Sospettava che Sica ne fosse uno degli artefici? Inutile provare a girare la domanda a Sica. Al cellulare risponde la sua assistente. «Vedremo se può richiamare». È Sica che prepara una «valanga mediatica» – così lui stesso la definisce – per seppellire Caldoro. E sempre lui, il 28 gennaio scorso, trasmette via fax a Martino un documento con le informazioni da usare contro Caldoro. Ed è sempre lui, nel tardo pomeriggio del 9 febbraio che – «con tono di finta e scandalizzata sorpresa», annotano i pubblici ministeri – informa Martino che su un sito web è stata pubblicata una notizia infamante sul conto di Caldoro: «Una cosa incredibile, parla di un nuovo caso Marrazzo in Campania… «. Blog subito oscurato dopo la querela per diffamazione presentata da Caldoro. Eccolo, l´inferno Pdl in Campania. Pressioni perfino sulla Cassazione, affinché fosse accolto il ricorso dei legali del sottosegretario contro l´ordinanza di custodia del gip di Napoli. Un tentativo che sarebbe stato messo in campo, scrive il gip di Roma, «grazie al rapporto esistente tra Lombardi e il presidente della Corte di Cassazione, Carbone», nella speranza di recuperare la candidatura di Cosentino. Ma, dopo il rigetto del ricorso e dopo che i vertici del partito avevano individuato come candidato Stefano Caldoro, – continua il giudice – «il gruppo ha iniziato un´intensa attività diretta a screditare il nuovo candidato e così a escluderlo dalla competizione elettorale tentando di diffondere all´interno del partito e a mezzo internet notizie diffamatorie sul suo conto». Irrefrenabile Lombardi: la mattina del 29 settembre, scrive il giudice, «sollecita un incontro con il Procuratore della Repubblica di Napoli, incontro dal quale però torna deluso e senza notizie certe». Mentre l´11 novembre Martino contatta telefonicamente il presidente degli industriali di Napoli, Gianni Lettieri, «preannunciandogli che dovrebbe presto essere proposto quale candidato alla presidenza della Regione». Ma non andò così. Ora si attendono le mosse di Caldoro. E pesano gli interrogativi sul futuro politico di Sica nella giunta regionale.
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La lobby tifava Cosentino in Campania venerdì, luglio 9, 2010 (di Giovanni Trotta da il Secolo d’Italia)
Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino il gip Giovanni De Donato elenca una serie di interventi che hanno impegnato i tre indagati, secondo l’accusa, nel tentativo di attuare il programma della loro attività così come emerge dal capo di imputazione. Tra gli interventi anche quello presso alcuni giudici della Corte costituzionale per influire sull’esito del cosiddetto lodo Alfano. In particolare nel documento si legge: «Nel corso dei mesi di settembre e ottobre 2009 Carboni, Martino e Lombardi hanno concordato e tentato l’avvicinamento di giudici della Corte costituzionale allo scopo di influire sull’esito del giudizio relativo alla legge 124/2008 (lodo Alfano), che aveva introdotto la sospensione del processo penale per le alte cariche dello Stato. L’operazione, per quanto emerso, è stata compiuta essenzialmente da Lombardi previo accordo e in contatto costante con gli altri due, e si intreccia con il tentativo dei tre di ottenere la candidatura dell’onorevole Nicola Cosentino alla carica di presidente della Regione Campania, candidatura pretesa come contropartita per gli interventi compiuti sulla Corte Costituzionale». Sempre con riferimento a questa candidatura secondo quanto si legge nell’ordinanza negli ultimi mesi del 2009 e fino al febbraio 2010 nell’imminenza delle elezioni regionali Carboni, Martino e Lombardi si sono impegnati «al fine di ottenere la candidatura alla presidenza della Regione Campania dell’onorevole Cosentino. Dopo l’adozione di un’ordinanza cautelare nei confronti di quest’ultimo, hanno cercato di favorire un rapido accoglimento del ricorso proposto contro tale misura, grazie al rapporto esistente tra Lombardi e il presidente della Corte di Cassazione, nel tentativo di recuperare la candidatura di Cosentino. Dopo il rigetto del ricorso e dopo che i vertici del partito avevano individuato come candidato Stefano Caldoro, il gruppo ha iniziato un’intensa attività diretta a screditare il nuovo candidato». Un altro episodio sul quale si è soffermata l’attenzione del magistrato riguarda il progetto di sviluppo degli impianti per la produzione dell’energia eolica in Sardegna. Nell’ordinanza si sottolinea che a partire dal mese di luglio 2009 Carboni ha posto in essere iniziative svolte a realizzare in Sardegna impianti di produzione di energia eolica. A tale scopo dapprima ha ottenuto, grazie all’interessamento di esponenti politici e istituzionali, la nomina di persona a lui gradita (tale Ignazio Farris) alla carica di direttore generale dell’Arpas (l’organismo regionale competente nel settore della tutela dell’ambiente e del territorio), poi ha intrattenuto costanti contatti con Farris e con altri rappresentanti istituzionali, allo scopo di ottenere l’approvazione nel settore delle energie alternative, di un regolamento regionale favorevole ai propri progetti. Tra i diversi episodi il magistrato contesta anche l’interferenza nei riguardi di alcuni componenti del Consiglio superiore della magistratura. In particolare «a partire dal mese di ottobre 2009 sono state monitorate ripetute attività, poste in essere da Lombardi, dirette a pilotare tramite pressioni esercitate su componenti del Csm, la nomina ad alcune cariche direttive di magistrati graditi al sodalizio, fra i quali Alfonso Marra, aspirante alla presidenza della Corte di Appello di Milano.
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Caldoro: «Preoccupato per i veleni» E aspetta le dimissioni dell’assessore sabato, luglio 10, 2010 (di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno)
Stefano Caldoro si dice «preoccupato» per il clima di veleni «che ha accompagnato la vigilia della campagna elettorale». Ma tiene a ribadire «piena fiducia nel lavoro di una procura seria come quella di Roma» impegnata nell’inchiesta sugli impianti eolici e sul filone affluente che riguarda la campagna diffamatoria ordita nei suoi confronti. E sul suo assessore al contenzioso, l’ex consigliere regionale della Margherita Ernesto Sica? Caldoro, per ora, attende di «avere qualche ulteriore elemento per valutare il da farsi». Ma già al momento dell’insediamento del suo esecutivo accolse Sica dicendogli: «Fosse per me, qui, tu, non ci saresti». E ora il governatore aspetta che sia proprio il suo assessore indagato a fare il primo passo e a dimettersi. Magari su pressing del partito. Ma chi volle Sica assessore? «Finì nella rosa a tarda sera — raccontano dal Pdl — grazie ai suoi ottimi rapporti con il vertice nazionale». Ieri mattina, il governatore è apparso sicuramente infastidito dalle notizie provenienti da Roma, ma ha affrontato la riunione di giunta con il suo solito rigore. Ha disposto il pagamento di alcune mensilità, a partire da gennaio e febbraio 2010, alle farmacie convenzionate con la Asl Napoli 1. Ha approvato la proroga dell’attività dei lavoratori socialmente utili. Ha revocata la delibera del 19 marzo 2010 sui Patti formativi locali, perché assunta nella fase preelettorale. E ha nominati Giuseppe Carannante, coordinatore dell’Area 3, e Agnese Borrelli, componente esterno del Collegio medico regionale.
Nicola Cosentino, leader regionale del Pdl, fa spallucce: «Io contro Stefano? Ma se a metà gennaio, vale a dire prima della pronuncia della Cassazione, avvenuta il 29 gennaio, sul ricorso avverso l’ordinanza del gip di Napoli nei miei confronti, sono stato io a presentare la sua candidatura. Come si fa a dire che io avrei complottato contro Caldoro per prendere il suo posto?». Marcello Taglialatela, assessore all’urbanistica, non ha partecipato alla giunta, ma prova a ridimensionare il ruolo di Sica: «Sembra di assistere a un film di Totò: non riesco a immaginare un complotto contro il presidente. Io penso che in quelle conversazioni telefoniche ci sia molto di millantato». Il generale e assessore al bilancio, Gaetano Giancane, riferisce di aver visto il presidente della giunta «sereno e determinato» durante la riunione dell’esecutivo: «Se ci sono responsabilità penali dovrà essere il magistrato a stabilirlo. Per ora, posso solo registrare entusiasmo e determinazione da parte dei miei colleghi. Se non fosse per la stretta dei conti che dobbiamo imporci, realizzeremmo certamente di più. Ma non dispero, credo che dal prossimo autunno riusciremo a mettere i conti a posto. E la buona volontà dei miei colleghi assessori sarà premiata».
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