IL MADRE A PALAZZO REALE
Sembrano interessanti le proposte di una messa in rete dei luoghi d’arte conteporanea lanciata dall’assessore Nocera, ma credo che bisogna cominciare a ripensare ai luoghi dell’arte, cioè agli istituti contenitori, per ottimizzarne la gestione e i costi. E mi pare cosa buona e giusta in questa epoca di spending review, che deve verderci tutti, ma proprio tutti, impegnati nell’ottimizzazione delle risorse disponibili, cercando di ottenerne i risultati migliori possibili.
L’idea di un Museo dell’arte contemporanea è di per se una grande iniziativa che andrebbe, però, gestita in altro modo. Premesso che molte delle spese attribuite al MADRE coprono il mantenimento della SCABEC, la Cooperativa che produce ben poco rispetto a quanto introita, penso che sarebbe utile ripensare complessivamente l’intervento regionale in materia di valorizzazione, promozione e tutela dei beni storico-artistici. Sia il vecchio POR 2000-2006 che quello in atto, il POR 2007-2013, hanno mirato alla parcellizzazione degli interventi disperdendo energie e fiumi di denaro senza creare un’ossatura infrastrutturale proporzionata e capace di una buona tenuta rispetto all’ingente quatitativo di risorse profuse. Se avessimo avuto una programmazione intelligente le risorse del POR avrebbero dovuto essere gestite da una cabina di regia in cui coinvolgere anche le Soprintendenze e le Direzioni dei principali istituti culturali dello Stato presenti sul territorio, per pianificare e porre in essere interventi integrati nei vari settori di attività, attirando nella programmazione delle iniziative anche i beni culturali più significativi appartenenti al demanio regionale, a quello provinciale e comunale, ragionando secondo un’ottica di filiera istituzionale territoriale e d’integrazione tra fonti di finanziamento dei 4 enti coinvolti. Finora si è proceduto secondo ottica diametralmente opposta. Certo, sono state finanziate numerose iniziative in cui sono stati coinvolti anche istituzioni statali (penso ai programmi PIU Europa) ma con altra logica e altro intento programmatorio, con rivoli di spesa che non hanno prodotto un rilancio significativo dei nostri beni culturali.. In quest’ottica, mentre i musei statali conservano una loro forte attrattività culturale e turistica e del sostegno dello Stato (che anche se taglia mantiene comunque una significativa presenza in termini di finanziamento), ciò non avviene per quegli enti come il MADRE, che possono vivere solo grazie ai fondi europei, assorbendone gran parte delle risorse, non potendo contare su un congruo finanziamento regionale ordinario. Su questo punto non si capisce perchè il dr. Cycelin abbia solo recentemente rimproverato ai suoi successori di non saper vivere d’altro che di risorse europee quando anche sotto la sua gestione accadeva la stessa cosa. Vorrei anche ricordare a tutti la Deliberazione regionale 415/2008 aveva stabilito inizialmente per il Programma FESR 2007-2012, Obiettivo operativo 1.10 (la cultura come risorsa), la seguente destinazione di risorse:
Attività Obiettivi Costi A L’attività A è rivolta alla realizzazione di Festival internazionali a sfondo culturale, assicurando il legame con il bene o sito culturale e naturale valorizzato, in grado di mobilitare significativi flussi di visitatori e turisti di cui sia valutata la domanda potenziale, anche ai fini di destagionalizzazione dei flussi di visita, dell’allungamento della stagione e di una maggiore attrazione di differenti segmenti di domanda. € 35 milioni B L’attività B è rivolta alla qualificazione delle strutture che ospitano attività artistiche limitatamente ad interventi di cui si dimostra la sostenibilità finanziaria, la capacità operativa e l’esistenza di domanda. € 25 milioni C L’attività C è rivolta allo sviluppo di tecnologie per la digitalizzazione e messa in rete di archivi e biblioteche, al fine di valorizzare la fruizione turistica e di attrarre nuovi flussi turistici. € 20 milioni D L’attività D è rivolta allo sviluppo della multimedialità, alla produzione culturale ed audiovisiva, anche favorendo la diffusione delle nuove tecnologie nei mezzi di comunicazione, strettamente collegati alla promozione turistica della regione. € 30 milioni
La successiva deliberazione di Giunta regionale n. 539/2009 destinava, tra l’altro, al MADRE ben € 10 milioni e al Teatro Festival Italia ben € 30 milioni. Nel 2010, invece, in piena campagna elettorale, tutte le somme dell’Obiettivo operativo 1.10 vennero sensibilmente rimodulate con la Deliberazione regionale n. 137/2010, che destinava al MADRE una dotazione economica ascesa a € 20 milioni e a NAPOLI TEATRO FESTIVAL la bellezza di € 41 milioni, tagliando risorse destinate ad altre attività che si son dovute accontentare di somme irrisorie oltre che parcellizzate. Gli altri MUSEI regionali giustamente se ne sono fortemente lamentati. Inopportuno e inopinato è stato anche il forte taglio dell’Attività C, quella riguardante archivi e biblioteche, di cui sia Napoli sia la regione intera sono ricchissime, la cui dotazione iniziale di € 20 milioni è scesa ad appena 4 milioni, mentre l’Attività d, dedicata alla multimedialità, è stata quasi del tutto cancellata dalla programmazione europea. Ecco come sono andate le cose. Non vorrei sembrare contrario al finanziamento pubblico della cultura, anzi!! Penso, invece, che la cultura, quanto l’istruzione, debba essere sostenuta prioritariamente dallo Stato e dagli Enti locali ed essere aperta anche ai finanzimenti privati, che devono integrare ma non sostituirsi (come alcuni soloni vorrebbero farci credere) alle risorse pubbliche. Mi pare giusto, però, che tali risorse siano ottimizzate per evitare esprechi o duplicazioni di rivoli di spesa solo in alcuni settori per destinare, invece, risorse proporzionate ad altre iniziative in un territorio ricco di storia e di cultura come la Campania. Orbene, relativamente all’iniziativa Teatro Festival Italia io sottoscrivo quanto in questi anni ha scritto, in negativo ovviamente, il prof. Macry sul Corriere del Mezzogiorno; relativamente al MADRE ne sostengo l’idea di fondo ma penso che oggia vada gestita in modo diverso, all’interno di una rimodulazione complessiva degli spazi cittadini dedicati all’arte e alla cultura. Riprendendo la collaborazione e il partenariato istituzionale sottoscritto, in più occasioni e con diversi protocolli d’intesa, tra Regione Campania e Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si potrebbe tentare un’altra operazione: spostare il MADRE a Palazzo reale, facendone un Polo museale integrato statale-regionale-comunale. Anzi bisogna puntare su Palazzo reale per farne il vero Palazzo delle arti di Napoli, cioè trasferire su quel complesso architettonico l’idea che è stata alla base della nascita del PAN. L’insula reale, infatti, attualmente consta di due Teatri (San Carlo e Teatrino di corte), del Museo/Archivio Storico virtuale del Teatro San Carlo, piccolo ma molto interessante, e del Museo ospitato negli appartementi reali. La capienza di opere del Museo attuale, per quanto importante, è assai sottodimensionata rispetto al patrimonio che potrebbe ospitare. Ebbene, se si potessero spostare altrove la gloriosa Biblioteca Nazionale e la Soprintendenza ai Monumenti si aprirebbe la possibilità di ampliare enormemente la capacità espositiva di tutta la struttura liberando anche spazi per ospitarvi sia il MADRE, sia il NITSCH (che oggi è stato improvvidamente ubicato in una zona assolutamente lontana dai flussi turistici) sia il PAN, con una conseguente gestione integrata di personale e di risorse (statali, regionali, comunali) proporzionalmente alle attività ospitate nella prestigiosa struttura. Insomma un laboratorio culturale a grande valenza istituzionale. L’intera struttura potrebbe essere gestita da un Direttore generale unico scelto tra una rosa di esperti su cui far convergere il gradimento dei tre enti interessati (quindi con un sensibile risparmio di costi di gestione (personale e alta dirigenza). Questo ci permetterebbe, finalmente, di liberarci anche di SCABEC per la gestione del MADRE... e di Direttori di musei di piccole dimensioni pagati a € 150.000 all’anno. Ricordo a me stesso che i Soprintendenti dipendenti dal MiBAC guadagnano annualmente intorno a € 79.000. Una bella differenza! La specificità delle raccolte che caratterizzano i Musei dei due Enti locali potrebbero divenire Dipartimenti o Sezioni all’interno di un unico grande complesso. La Biblioteca Nazionale (che ospita circa 800 studiosi al giorno) potrebbe tranquillamente essere spostata a Palazzo Donnaregina. Con alcuni accorgimenti architettonici funzionali si potrebbe anche utilizzare il cortile destinandolo a sala di studio con soluzioni in vetro e legno, rispettose dell’attuale manufatto architettonico. La collocazione della Biblioteca in quella struttura sarebbe inoltre strategica in quanto - lo ricordo a me stesso! - via Duomo è un asse viario che vede collocati, a poca distanza, istituti cultuali similiori ossia: Biblioteca dei Girolamini (ubicato nella struttura prospicente l’ingresso del Duomo di Napoli) Biblioteca Universitaria Centrale (ubicata a via Paladino, alla fine di via Arte della lana) Archivio Storico Comunale - Sezione Pontenuovo, adiacente a Via Cirillo, strada parallela a via Duomo, e vicina all’archivio storico comunale di San Lorenzo, a via Tribunali). Grande Archivio di Stato (ubicato alla fine di via Lucrezia D’Alagno); Archivio storico Diocesano, presso il Duomo. Via Duomo, dunque, potrebbe un asse viario strategico che potrebbe collegare istituzioni culturali con vocazioni affini. La zona, inoltre, è ben servita dai mezzi pubblici perchè ragginta da numerosi autobus oltre che dalle due metropolitane (linea 1 e linea 2) che si incrociano a piazza Cavour, con la futura apertura di una uscita della fermata della nuova Metropolitana che aprirà a Piazza Nicola Amore (Quattro palazzi) Invece l’asse museale Capodimonte - Museo Nazionale - Palazzo Reale potrebbe essere l’asse intermedio dei Musei cittadini, affiancato dal gruppo museale collinare costituito da Villa Floridiana, Certosa di San Martino e Castel S. Elmo. Vorrei ricordare che mentre iniziative del PAN hanno comportato in diverse occasioni grandi disagi per il traffico di via dei Mille, se fossero effettuate a Palazzo reale sarebbero state solo una grande occasione per rivitalizzare Piazza del Plebiscito. Se tutti siamo d’accordo che la piazza non può essere offesa con iniziative come quelle delle scorse settimane (i concerti di Ligabue e Pausini) allora bisogna trovare altre attività e motivazioni per farla vivere/ri-vivere. Tra l’altro pochi sanno che Palazzo reale possiede un grande TERRAZZO stupendo, che percorre la struttura lungo tutta la sezione che affaccia su via ACTON, con una spettacolare veduta sul mare e sul Golfo e che pochi conoscono perchè sottratto all’accesso, in quanto adiacente agli uffici della Biblioteca Nazionale. Ebbene esso potrebbe essere adibito a servizi di ristorazione multifunzionale, aperto non solo ai flussi di visitatori (angolo sosta bar/caffetteria) ma a all’intera città. A simile funzione potrebbero anche essere destinati gli spazi terrazzati prospicienti Largo del Castello, oggi mortificati dall’incuria e dalla chiusura al pubblico. Ne sarebbe sicuramente esaltato anche il ruolo del giardino secolare che oggi, invece, ospita spesso i bisogni dei cani. Insomma un Museo moderno, che ospiti arte moderna e contemporanea, aperto alle avanguardie artistiche e alla multimedialità, che sia all’altezza dei tempi, dotato di un complesso sistema di comfort per i visitatori e con vedute panoramiche suggestive che affianchino il fascino delle opere d’arte in esso contenute. Infine, a palazzo Roccella, che oggi ospita il PAN, invece potrebbe essere trasferita la Soprintendenza ai beni architettonici, che occupa molti spazi di Palazzo reale. PS. Leggo sempre con grande attenzione i commenti e gli interventi del dr. Cicelyn. Ma condivido solo una cosa: la Giunta regionale ha cercato di modificare il programma per la cultura concepito da Bassolino e dai suoi accoliti, senza però riuscire a concepire nulla di assolutamente nuovo rispetto a quanto era stato messo in piedi. In tanti vogliono far politica ma pochi o pochissimi ne hanno la capacità. Non mi sembra proprio che abbia saputo concepire un salto di qualità rispetto al passato. Infine, condivido e sottoscrivo pienamente gli interrogativi n. 2 e n. 3 del dr. Cicelyn contenuti nell’intervento di ieri 16 agosto.
Cordialmente R. Di Costanzo
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