La Cultura in Campania: questa sconosciuta!
Nell’ultimo periodo su quesTO SITO , che apprezzo per la libertà espressiva che lO contraddistingue, si sono succeduti uno dopo l’altro una serie di interviste, articoli, interventi che hanno un unico comune denominatore : la Cultura! Ciò che spaventa più che preoccupare, a chi scrive, è la consapevolezza ,attraverso le azioni delle pubbliche amministrazioni (tutte indistintamente) ma anche e soprattutto analizzando l’inazione della parte degli operatori culturali privati ( anche in questo caso tutti, dagli intellettuali ai professionisti siano essi imprenditori che commercianti) della totale ignoranza , o meglio, vecchia ed obsoleta comprensione di che cosa sia e di quale effetto possano avere una politica e gli investimenti in Cultura sulla crescita e lo sviluppo territoriale!
Partiamo dal primo assioma che va scardinato : il Turismo è una leva di sviluppo !
Gli ultimi quindici anni di studi e le analisi dei dati, hanno dimostrato esattamente l’opposto ossia che il turismo è un effetto collaterale ma non uno strumento di sviluppo e pertanto tutte le politiche messe in essere dalle amministrazioni che hanno avuto come obbiettivo favorire il Turismo sono risultate fallimentari o quanto meno hanno prodotto un basso valore aggiunto ed una ripetitività nella qualità dell’offerta turistica assolutamente non competitiva . Questo effetto lo riscontriamo proprio nel “ lungomare Liberato”, lato via Partenope, dove l’offerta enogastronomica è per il 90% ,vecchia, ripetitiva ,noiosa e cara , e non basteranno le riqualificazioni ambientali ,seppur necessarie ed auspicabili ,o le manifestazioni “culturali” offerte dal Comune , anch’esse vecchie e ripercorribili in quasi tutti i lungomare di località balneari presenti in gran parte del territorio Campano; perché un turista dovrebbe soffermarsi sul Lungomare di una metropoli contemporanea se l’offerta che trova è uguale in tutto la città? Il nuovo turismo è si affascinato dalle tradizioni culturali ma vuole nuovi stimoli ed un offerta variegata , interessante, introvabile in altri luoghi e principalmente di qualità. Non mi soffermo oltre ma in città c’è bisogno di nuove ed innovative offerte ( Alberghi, B&B, bar persino i “ paninari) sotto tutti i fronti.
Il secondo assioma è che per cultura contemporanea si intende esclusivamente il complesso di mostre e grandi eventi legati alle arti visive
. Tutti coloro che credono in questa visione limitata e limitativa , derivazione degli anni novanta , cadono inevitabilmente nell’errore concettuale che porta a considerare la cultura come qualcosa di elitario e quindi rivolti a pochi e ricchi eletti e di conseguenza non utilizzabile come fattore primario di sviluppo e crescita.
Mi dispiace ma così non è !
La Cultura del Contemporaneo , ossia legata ad una visione filosofica di vita futura e futuribile, è quanto di più partecipativo si può trovare tra le leve di sviluppo e crescita di una città ,di una regione e di una nazione.
L’ambiente, l’innovazione ,la formazione, la ricerca, attraverso i molteplici e interdisciplinari linguaggi che ne fanno parte ,rappresentano il nuovo concetto di Cultura; il teatro, la musica, il cinema, l’oreficeria, le arti visive e performative , la letteratura, l’enogastronomia , tutte attingono e si nutrono ad una unica fonte : il sano e naturale bisogno di evolversi!
Quindi errore è per le amministrazioni comunali e regionali considerare ed investire in “grandi Eventi” che non lasciano nulla sul territorio ma addirittura favoriscono solo il vanto di pochi; errore è considerare un Festival del Teatro ( interessantissimo, devo dire!) un evento da finanziare ,lautamente , ma inserito in un deserto obsoleto ed arcaico dal punto di vista culturale; un errore macroscopico , quello di aver considerato prima ed ora , il “Forum delle Culture” come una leva politica per accontentare tutte le fazioni utili a trovare il consenso politico ( ma i nostri politici l’hanno capito il concetto di consenso?), con una elenco di mostre e mostrine che servono oltretutto ad accontentare piccoli potentati locali, mentre le edizioni internazionali precedenti hanno ben compreso come dovevano essere utilizzati i fondi destinati ai Forum, ossia alla riconversione urbanistica di interi quartieri ed aree dismesse ,favorendo la nascita e la crescita di centinaia di nuove attività e professioni legate alla Cultura ( non si ha idea di quanti “mestieri della cultura) esistono e nascono ogni anno nel mondo!)
. Errore ancora quello che la Fondazione Donna Regina ha fatto nel redigere un documento ,cosiddetto di indirizzo culturale che tale non è , anzi è castrante, vecchio e subdolo, perché nella totale ignoranza del concetto di Cultura del contemporaneo ( è qua non è perdonabile!) , si piega ad un elenco di affermazioni ,oramai abbandonate in altre realtà museali internazionali, facendo leva sulle modalità di finanziamento reperibili sul mercato comunitario e non viceversa , ossia adattandole ( come in tutta la comunità è stato fatto invece) ad un disegno Formativo-riflessivo-divulgativo , che urge a tutta la comunità! Errore quando la Fondazione nel suo documento fa riferimento ad una forma di collaborazione , che è unica e sola e quindi elitaria, con un soggetto privato , che se inserito in una più ampia, anzi ampissima forma di collaborazione con altri attori privati ( ed intendo tutti non solo il mondo delle Gallerie) avrebbe potuto dare gran forza all’istituzione Madre !
La “cultura” negli ultimi cinque anni ha fatturato in Europa il doppio rispetto all’industria automobilistica e l’unico saldo positivo occupazionale ( + 67.000 unità) lo ha registrato il settore legato appunto alla Cultura!
Ci vuole una sana ed evoluta politica culturale per la nostra città e per la nostra Regione ,non un ennesimo spreco di risorse a pioggia privo di qualsivoglia riscontro a lungo termine sul suo tessuto economico. In questo, Amministrazione Comunale e Regionale , stanno dando pessimi risultati , a cui si aggiunge la scarsa anzi nulla progettualità degli ordini e delle associazioni imprenditoriali , per non parlare del mondo dell’università e della ricerca che su questo capitolo hanno ,invece prodotto ,ma non formato e divulgato.
Guido Cabib
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