LA REGIONE DA’ I NUMERI SULLA "NUOVA FORMAZIONE" IN CAMPANIA...MA LE PERPLESSITA’RIMANGONO ENORMI..
lunedì 6 agosto 2012
Si apprende che un nuovo modello di accreditamento per gli enti pubblici e privati per le attivita’ di formazione e orientamento al lavoro sarebbe stato avviato dalla Regione Campania.
L’assessore Regionale Nappi dichiara che per la prima volta in Campania sarà previsto l’accreditamento anche per il lavoro.
Altre novita’ previste saranno l’unificAzione della formazione finanziata e autofinanziata,l’introduzione dei controlli anche durante l’attivita’formativa,il rafforzamento del sistema sanzionatorio,l’integrazione tra i sistemi dell’istruzione,della formazione e dei servizi per il lavoro.
I controlli prevederanno che gli "accreditati"dovranno presentare con cadenza annuale la conferma dei requisiti.
La Regione comunica che nell’ultimo biennio sono 417 gli enti accreditati,che sono 3065 i cosri di formazione finanziata e autofinanziata,che gli allievi sono 29.000,che 680 sono i voucheristi.
Purtroppo abbiamo la netta sensazione che "questo mondo" rimanga chiuso in se stesso,governato da Istituzioni e soggetti del settore che lavorano soprattutto per consolidare il "loro mondo" fatto di privilegi,di opportunita’,di favoritismi.
Ma assai poco attento al vero risultato che dovrebbero produrre: una formazione reale sul territorio.
NPC
Commenti: 5
In questo spazio libero messo a vostra disposizione, avete la possibilità di dire quello che volete, come e quando volete...
Alla fine il problema è chi controlla i controllori. Per pietà mi limito al formulario dell’ultimo bando. A un certo punto si fa riferimento ad una sezione G: sarà la maledizione della lettera, ma cercarla risulta più frustrante della ricerca del mai dimostrato punto G. Per non dire che ad un certo punto hanno ritenuto di dover integrare il formulario stesso SENZA COMUNICARLO IN ALCUN MODO agli Enti impegnati nella progettazione. Quanto alle precedenti graduatorie, esse non usciranno mai dato che come fossero pubblicate ci sarebbero tanti e tali ricorsi da dar da vivere agli avvocati per le prossime tre generazioni. Ricordo che il bando sulla formazione continua di un anno fa aveva un sistema informatico che - contraddicendo ciò che apertis verbis proclamava il bando - impediva agli enti di formazione di presentare le domande. Sull’EDA - bando frutto di ponderato studio e dagli obiettivi sperimentali che era in sostituzione di un precedente bando revocato un anno prima - hanno fatto dei pasticci inenarrabili sulla firma digitale, pretesa anche da parrocchie ed onlus, e sul ruolo del Ente gestore: arrivati alla 110 FAQ di chiarimenti non si capiva assilutamente nulla visto che le stesse FAQ si contraddicevano le une con le altre. Eppure nei momenti di crisi si dovrebbe puntare proprio sulla formazione ed aggiornamento continuo. Faccio una semplice proposta: visto che chi architetta queste cose comunque riceve lo stipendio (al quale attraverso vari tipi di tassazione, ahimé, contribuisco), non è che si potrebbe pregarli di NON fare niente? Andare in ufficio, bere caffé, leggere il giornale, fare due commenti sui colleghi assenti, ma NON produrre assolutamente nessun atto. Almeno non ci distraggono dalle attività ordinarie
@ Npc Ho aperto ora la mia casella di posta, dove mi hanno inviato una rassegna stampa con le ultime dichiarazioni del professor Severino Nappi. Non le approfondisco tutte perché la mattina sto andando a mare e non posso sbellicarmi dalle risate, affonderei. Mi limito a due domande e risposte tratte da una intervista pubblicata da "Il Denaro".
D.: "Qual è il criterio di base della riforma?" R.: "La formazione professionale deve generare sviluppo economico..."
D.: "Che cosa dà forza alla riforma?" R.: "Il fatto che l’abbiamo concordata con le parti sociali".
Capito? Potremmo chiedere alle parti sociali, agli Enti di formazione di emanazione sindacale (credo che solo l’ERFAP della UIL ancora sopravviva, certamente SMILE della CGIL lo hanno chiuso; della IAL-CISL nemmeno ne parlo, per non arrossire al sole più del sopportabile) quale sviluppo economico e che occupazione hanno generato con i milioni e milioni di euro di finanziamenti ottenuti nel recente passato. Magari potremmo chiedere alla D.ssa D’Angelo i dati di sviluppo economico e occupazione prodotti dai tanti corsi che l’UIN ha organizzato insieme alle scuole e ad altri. E anche potremmo chiederlo a un noto esponente di una sezione dell’UIN, che da molti lustri fa la parte del leone.
Intendo dire: ma voi veramente credete che gli Enti di Formazione che maggiormente sono stati foraggiati in questo macello della FF.PP. appartengano a privati? Carrozzoni di organizzazioni nazionali e di politici locali sono i più potenti!
Se a me vi riferite, cari amici di NPC, non saprei cosa scrivere. Ho letto l’articolo del Mattino: sono rimasto basito per le chiacchiere a vanvera elargite dall’Assessore e proprio non saprei che dire. In empatia con il titolo dell’articolo, sostengo che Nappi realmente dà i numeri e che, per un professore, questo è da denuncia all’ISTAT. Sommare i corsi autofinanziati (svolti da Enti che vendono qualifiche ed allievi che pagano di tasca propria migliaia di euro) con i corsi finanziati dalla Regione è ridicolo. A memoria di Burc del centro-destra, non rammento corsi finanziati e gestiti da Enti accreditati: ancora questi ultimi attendono la graduatoria per la Formazione Continua nelle imprese (bandita un anno fa) e per l’EDA (anche di molti mesi fa). Purtroppo questo della Formazione è un settore per specialisti. Essendo io stato consulente di due precedenti Assessori - non di Gabriele - e avendo redatto contributi a programmi di coalizioni, mi permetto di affermare che Nappi è un profano che spara numeri a caso. Anche è ridicola la cadenza annuale della procedura di accreditamento: significa produrre ulteriori costi (diretti o indiretti) per la Regione e per gli stessi Enti accreditati, quando il 90% di questi ultimi ha chiuso o sta per chiudere. Bene, invece, la verifica in itinere con ispezioni nelle aule. Questa, però, non è un’idea geniale: nel passato così si faceva e si potrebbe fare meglio, se in aggiunta alle ispezioni si riconoscessero già in questa sede i costi, senza rinviare le rendicontazioni alle calende greche. La proroga dell’accreditamento, magari, potrebbe essere condizionata a tali ispezioni, senza sprecare centinaia di migliaia di euro per far lavorare a progetto ragazzine prive di ogni competenza (così è accaduto negli anni, dal Formez all’Elea e seguenti). Non mi pronuncio sui numeri dati sull’occupazione prodotta dal "Piano lavoro": anche qui il professore andrebbe denunciato all’ISTAT che dà ben altri numeri.