A BAGNOLI AMIANTO A CIELO APERTO...INCREDIBILE RESPONSABILITA’ DELLE ISTITUZIONI LOCALI...
mercoledì 1 agosto 2012
Amianto a cielo aperto nel deserto di Bagnoli (REPORTAGE)
Se qualcuno pensa che l’Eternit sia un reperto del passato, si sbaglia di grosso. A Bagnoli, la micidiale fibra continua ad avvelenare. Un viaggio tra degrado e scenari inquietanti che coinvolgono la "lobby dell’amianto".
L’amianto non fa parte del passato:
a vent’anni di distanza dalla sua messa al bando, Napoli continua a risentire dei suoi effetti drammatici dal punto di vista ambientale e per la salute dei cittadini. A Bagnoli, all’interno dell’ex fabbrica Eternit e anche in strada la letale fibra è all’ordine del giorno: ve lo mostriamo in questo reportage, un tour del degrado realizzato insieme all’Osservatorio Nazionale Amianto e ai parenti di alcune vittime. I sacchi di amianto sono ancora lì, esposti alle intemperie. E ancora, intorno al sito dismesso, a ridosso delle abitazioni e in un contesto di generale abbandono, ci sono teloni che coprono alla meglio la micidiale polvere bianca. E’ la punta dell’iceberg di un problema vastissimo.
Il processo Eternit si è chiuso in primo grado con la condanna a 16 anni del magnate svizzero Stephan Schmidheiny e del barone belga Louis De Cartier, ex vertici della multinazionale, per disastro ambientale doloso e omissione volontaria di cautele antinfortunistiche. Una sentenza “storica” a metà: per Bagnoli, a Napoli, così come per Rubiera, in Emilia Romagna, i reati sono finiti in prescrizione. Ma l’Eternit continua a uccidere e inquinare, silenzioso, e a quelle 600 vittime dello stabilimento campano si aggiungono continuamente nuovi casi di tumori maligni e malattie correlate all’amianto anche in persone che non hanno mai lavorato in fabbrica. Il procuratore Raffaele Guariniello e il suo pool di magistrati hanno presentato ricorso: il disastro ambientale non è mai finito.
C’è poi un secondo fronte aperto del processo Eternit, quello per omicidio colposo. Ma potrebbe esserci un cambiamento del capo di imputazione: omicidio volontario con dolo eventuale. La tesi dell’accusa è che i vertici Eternit sapessero che le fibre di amianto erano mortali. Si suppone che loro pericolosità fosse conosciuta già nel 1906: è quanto emerge da una sentenza di quell’anno, che assolve proprietario e gerente di un giornale chiamati in causa dalla British Asbestos perché appoggiavano le richieste salariali e di riduzione d’orario lavorativo degli operai in virtù del fatto che “l’industria dell’amianto – si legge – è più nociva delle altre e fa annualmente un considerevole numero di vittime”. Eppure, un video-choc realizzato dall’Istituto Luce negli anni Trenta e presente nell’archivio dell’Osservatorio Nazionale Amianto, conseguito attraverso le indagini difensive dell’avvocato Ezio Bonanni e di cui siamo in grado di presentarvi alcune immagini, mostra gli operai mentre lavorano a mani nude e senza protezioni. Ancora, nel 1943 un disegno di legge dispone misure di tutela e assicurazione contro le malattie professionali da silicosi e asbestosi (asbesto è un sinonimo di amianto).
Più avanti, nel 1976 in una relazione rinvenuta tra le carte dell’azienda Amiantifera Balangero di Torino, collegata alla Eternit, si chiede ai dipendenti di dissociarsi dalle tesi e non nominare mai l’americano Irving Selikoff, il primo scienziato al mondo che ha dimostrato che l’amianto uccide. E in un appunto manoscritto datato 1978, relativo ad una riunione che si tenne presso l’Assocemento, si accenna ad un incontro con il ministro della Salute dell’epoca per bloccare una legge a tutela dei lavoratori dell’amianto. Le misure di prevenzione del cancro nelle aziende di estrazione e lavorazione di amianto furono introdotte 13 anni dopo, nel 1991. E la messa al bando dell’asbesto fu decisa solo nel 1992.
fan.it
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Commenti: 3
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caskiha scritto:
mercoledì 1 agosto 2012 ore 19.20.02
Anche questo mese ecco un veloce commento alla situazione inquinanti dell’aria come da sito ARPAC. Il mese di Luglio registra per l’NO2 l’assenza di dati per 31 giorni per l’osservatorio astronomico e per la centralina ferrovia, a seguire la centralina primo policlinico che per 27 gg non da dati. All’osservatorio astronomico abbiamo problemi anche per il PM10 in quanto per 24gg non registriamo dati e nonostante ciò raccogliamo 4 giorni oltre le soglie. Inoltre continua la vergognosa registrazione del PM 2, 5 di Museo in manutenzione da 213 gg. Mi chiedo visto che sono stati dismessi , a cuor leggero, sensori e centraline ( vedi silio italico e sensori CO Santobono e Vanvitelli ) dismettano anche i sensori del PM 2, 5 così risparmiamo almeno i costi di manutenzione; tanto i problemi alla salute sono cose che non nascono immediatamente e poi chi volete che capisce di queste cose. D’altra parte siamo un popolo da inceneritore, ci respiriamo un aereosol che è un mix tra quello che bruciano nella terra dei fuochi e quello che emette l’inceneritore di Acerra senza nemmeno un lamento. A proposito delle tre centraline che monitorizzano l’area acerrana non si hanno notizie, speriamo che non stiamo spendendo soldi per la manutenzione. Anche in questo caso si prendessero la responsabilità di dismetterle. Indubbiamente il silenzio è meglio permette tante scappatoie. In chiusura quest’anno con il superamento soglie stiamo peggio del 2011; infatti l’anno scorso a luglio i polmoni dei napoletani avevano “ visto” 48 gg oltre i 50ug/m3 quest’anno siamo già a 53 .