Dire «non hai le palle» è reato La curiosa sentenza della Cassazione
TARANTO- Attenzione quando si usa la frase «Non hai le palle», soprattutto, poi se lo si fa sul luogo di lavoro.
Per la Cassazione chi pronuncia queste parole commette il reato di ingiuria perché mette in dubbio non tanto la virilità dell’avversario quanto la sua determinazione e coerenza, «virtù che a torto o a ragione continuano ad essere individuate come connotative del genere maschile». È proprio quello che è successo ad un giudice di pace a Taranto, accusato di reato dopo una lite in tribunale con suo cugino, un avvocato potentino. Durante la discussione accesa il giudice ha pronunciato la frase «incriminata», che adesso potrebbe costargli una sanzione di risarcimento per il cugino offeso nelle «virtù maschili», a stabilirlo sarà un giudice civile.
Dopo l’udienza del 26 giugno la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’avvocato potentino contro il cugino. I magistrati di primo grado avevano ritenuto offensive quelle parole, ma poi, in appello, il verdetto fu di innocenza e venne decretato - dal Tribunale di Potenza con sentenza del 24 gennaio 2011 - che l’accusa di ingiuria «non sussisteva» perchè «mancava una effettiva carica offensiva alla espressione utilizzata dall’imputato» in quanto proferita «nell’ambito di una contesa familiare». Il giudice di pace fu assolto. Contro il suo proscioglimento ha protestato il legale del cugino di Potenza, sostenendo, in Cassazione, che è lecito dire «non rompere le palle, equivalente all’invito a non intralciare l’opera di qualcuno» mentre lo stesso non vale quando, come nel caso in questione, si vuole dire «non hai gli attributi, ossia vali meno degli altri uomini».
E la valenza offensiva - ha aggiunto l’avvocato della parte lesa - è ancora più grave «se pronunciata in ambiente di lavoro». Con questa linea colpevolezza ha pienamente concordato la Quinta sezione penale della Suprema Corte affermando - con la penna del consigliere Maurizio Fumo - che «a parte la volgarità dei termini utilizzati, l’espressione ha una indubbia valenza ingiuriosa, atteso che con essa si vuole insinuare non solo, e non tanto, la mancanza di virilità del destinatario, ma la sua debolezza di carattere, la mancanza di determinazione, di competenza e di coerenza, virtù che, a torto o ragione, continuano ad essere individuate come connotative del genere maschile». Inoltre, aggiunge la Cassazione, «la frase fu pronunciata in un contesto lavorativo (ufficio giudiziario), a voce alta ed era udibile anche da terze persone». «In tali circostanze - osserva ancora l’Alta Corte - il pericolo di lesione della reputazione di Vittorio G. non poteva essere aprioristicamente escluso sulla base di una pretesa evoluzione del linguaggio verso la volgarizzazione delle modalità espressive».
CORRIERE
Commenti: 2
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I Napoletani sono invece il popolo piu’ virtuoso......tra le tante, avrà, prossimamente, anche quelle della Coppa Davis!!! Paese che vai, evento che trovi......ma sempre le stesse PALLE, anzi di piu’!!!!