La lettera/ Il ministro Barca al Mattino «Ecco la grammatica per gli aiuti al Sud»
Caro direttore, il confronto aperto da il Mattino sulle “revisioni di spesa” introdotte dal Governo e le proposte avanzate proprio ieri da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil in tema di lavoro e impresa nel Sud pongono tre questioni.
Dal momento che nel Sud è più elevato il concorso al Pil della spesa pubblica, i risparmi di questa spesa colpiranno di più il Sud? Come contrastare la non de-crescita e il grave calo di occupazione di quest’area (oltre 350 mila occupati in meno dal 2008)? Infine, oltre alle misure già prese, cosa altro è urgente fare? Affronto le tre questioni in sequenza. Il Sud, come ha mostrato bene la Svimez, non è colpito soltanto dalla crisi generale.
A penalizzarlo è anche la forte contrazione subita dagli investimenti pubblici negli scorsi anni. Non riuscendo a ridurre le spese correnti si è finito infatti per tagliare gli investimenti, per i quali è minore l’impatto sociale immediato ma rilevanti e assai negativi sono gli effetti di medio-lungo termine. Inoltre, l’incertezza sull’effettiva disponibilità dei fondi – si pensi alla prolungata paralisi del Fondo sviluppo e coesione – e la piena inclusione degli investimenti pubblici nel Patto di stabilità europeo hanno frenato (o dato alibi a) Amministrazioni pubbliche già fragili. La strategia adottata da questo Governo segna un metodo nuovo, valido anche per il futuro: sbloccare gli investimenti pubblici, fissando requisiti robusti di qualità e introducendo una deroga al patto di stabilità interno di un miliardo di euro l’anno (attendiamo che sia usato!); incentrare, invece, i risparmi di spesa sulla riorganizzazione dei grandi centri di servizio pubblico, privilegiandone il ruolo di produttori di servizi di qualità per i cittadini – fonte di occupazione stabile – anziché quello di dispensatori di occupazione instabile e non qualificante. E’ una strada che richiede un forte presidio in fase attuativa per evitare errori e che può produrre temporanee tensioni sociali ma che può concorrere a cambiare il funzionamento dell’economia e della società meridionali, rompendo logiche clientelari.
Quanto al rilancio dello sviluppo, esso richiede una strategia di medio-lungo termine e azioni di breve termine. Una strategia di sviluppo è fra i compiti fondamentali del prossimo Governo, sulla base di una visione che augurabilmente sarà al centro di una precisa e acuminata campagna elettorale. Questo Governo può concorrervi istruendo alcune ipotesi per la programmazione dei Fondi strutturali e del Fondo sviluppo e coesione per il 2014-2020, quali: il rilancio della strategia degli obiettivi di risultato per alcuni servizi essenziali, oggi ancora assai inadeguati nel Sud; un programma di manutenzione straordinaria e di attrattività per le aree interne dell’intero Paese, in sintonia con quanto di recente suggerito dal Governatore della Banca d’Italia; la promozione imprenditoriale e del lavoro nelle aree di vitalità industriale, agricola e culturale. Ma il contributo principale del nostro Governo riguarda il breve termine e consiste nello sbloccare la spesa buona e nel costruire una grammatica non reversibile su come scegliere e attuare i progetti. E’ questo il senso della riprogrammazione dei Fondi comunitari, che affianca lo sblocco degli investimenti infrastrutturali finanziati dal Fondo sviluppo e coesione. Abbiamo spostato circa 6 miliardi di euro di Fondi strutturali da alcuni impegni ad altri – scuola, cura infanzia e anziani, reti ferroviarie strategiche, agenda digitale, Pompei e alcuni piccoli ma significativi progetti rivolti ai giovani e alle classi dirigenti innovative del Sud. Lo abbiamo fatto sia per evitare di perdere fondi, sia per anticipare in Italia l’impiego delle nuove regole del gioco comunitarie: concentrazione; risultati attesi ben identificati e resi pubblici, spazi di partecipazione e dissenso per i cittadini. Di questa grammatica fanno parte alcuni interventi di sistema: l’utilizzo di task-force in Campania e Sicilia; la messa a disposizione in formato aperto (avvenuta ieri) delle informazioni su più di 450 mila progetti comunitari (cfr. www.opencoesione.gov.it); il tentativo in atto di riorganizzare e ammodernare le strutture tecniche di cui il Ministro per la coesione territoriale si avvale all’interno di una revisione di spesa volta a finanziare strutture forti e stabili per la ricostruzione nel “cratere de L’Aquila” (cfr. emendamento governo su L’Aquila n. 67.018 all’AC 5312).
Oltre a impegnarsi con ogni mezzo nell’attuazione degli interventi già avviati – affinché tutti i soggetti attuatori seguano l’esempio dell’azione per la scuola del Piano Azione Coesione e sfruttino la forte accelerazione che abbiamo impresso alle delibere Cipe - due ulteriori passi appaiono urgenti. In primo luogo, si tratta di completare tempestivamente la programmazione delle risorse ancora non programmate dal Fondo Sviluppo e Coesione regionale a favore di progetti maturi e convincenti e per affrontare con qualità gravi emergenze sociali. In secondo luogo, si tratta di raccogliere le proposte innovative che vengono dal mondo del lavoro e dell’impresa e che andiamo discutendo da alcuni mesi sul tavolo della “Geografia dell’industria del Sud” (cfr. http://www.coesioneterritoriale.gov.it/aree-di-vitalita-industriale-del-sud/) con il quale ho inteso rimettere l’accento sulle potenzialità, anche di esportazione, dell’industria meridionale. Su questo tema con i Ministri Fornero, Passera e Profumo ho raccolto la proposta avanzata proprio ieri da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil di lavorare assieme in un Gruppo di Azione su impresa e lavoro, che certo produrrà spunti di interesse per l’intero partenariato economico e sociale. Avendo in testa sia la riprogrammazione di settembre, sia il bilancio 2014-2020, discuteremo lì delle strozzature da rimuovere nelle aree di vitalità imprenditoriale, di strumenti di promozione mirati, di bandi pre-commerciali, di come applicare l’indirizzo del DL Sviluppo per il rilancio di aree di crisi, di apprendistato professionalizzante e di più forti percorsi di transizione scuola-lavoro, di estendere ad altre Regioni del Sud il rinnovamento del sistema formativo appena avviato in Sicilia.
L’attenzione agli investimenti pubblici e la nuova grammatica per la loro selezione e attuazione, gli spunti per una visione lunga, l’impegno su impresa e lavoro potranno contribuire al giro di boa a cui tutti guardiamo, e potranno segnare un solco per l’azione dei prossimi anni.
Fabrizio Barca*
IL MATTINO
Commenti: 0
In questo spazio libero messo a vostra disposizione, avete la possibilità di dire quello che volete, come e quando volete...