Più Iva, meno F35: la formula populista....di Marco Demarco
martedì 17 luglio 2012
Più Iva, meno F35: la formula populista
Più tasse e meno spese militari: il nuovo compromesso tra il riformista Caldoro e il pacifista de Magistris
Più Iva e meno F35. Pare sia proprio questo l’ennesimo compromesso raggiunto tra il governatore riformista e il sindaco rivoluzionario. Da mesi in lotta contro il rigorismo di Monti, contro i tagli alla spesa pubblica e, in generale, contro un governo da loro definito a trazione nordista, Caldoro e de Magistris, sabato scorso, si sono seduti intorno a un tavolo e hanno messo a punto la loro ricetta contro la crisi: un punto di percentuale in più di Iva e una riduzione del 10-12% delle spese militari. Insomma, un po’ di pragmatismo socialdemocratico, un po’ di utopismo pacifista e voilà, il gioco è fatto.
Demagogia? Sospettarlo è legittimo. Del resto, meglio un aereo militare che evoca guerre, morti e feriti, o regate nel golfo tutto l’anno, che fanno tanta allegria? E poi, perché tagliare la spesa pubblica, se è sempre possibile tassare ulteriormente l’acquisto di un computer o di un paio di scarpe? Obblighi internazionali e ripresa dei consumi possono aspettare. E non fa nulla se noi italiani siamo già quelli che spendono di meno per le forniture militari; o se di pressione fiscale finiremo per rimanere schiacciati. Ma tanto, chi le paga le tasse? E interessa a qualcuno il fatto che l’evasione fiscale rende i tartassati dal fisco sempre più tartassati e gli evasori sempre più evasori? Quel che conta, ci si giustifica, è evitare la rivolta sociale del Sud: la rivolta dei disoccupati organizzati e degli ex lavoratori socialmente utili; dei corsisti e dei precari più o meni assistiti; dei clienti raccomandati e di quelli in attesa di esserlo. A nessuno viene in mente, invece, che bisognerebbe smetterla di alimentare questo sistema che produce precarietà su precarietà. Lo stesso sistema che ha portato la Sicilia ad avere 30 mila precari e 30 mila forestali. Lo stesso sistema che ha portato la Regione Campania, notizia di ieri, a ignorare a quanto ammonta il debito delle società di trasporto. A proposito: dice nulla che a dirigere una di queste aziende, la Eavbus, ci sia oggi, come avrebbe potuto farlo oltre quaranta anni fa, un ex democristiano come Roberto Pepe? Lo stesso sistema, ancora, che induce il Comune di Napoli, oggi come quaranta anni fa, a sfondare il tetto per la spesa del personale, a fare altre assunzioni senza concorso, e, di conseguenza, a chiudere così la porta in faccia a chi il concorso lo ha invece superato o a chi potrebbe offrire la propria competenza alla gestione dei servizi pubblici.
A nessuno viene in mente, insomma, che la rivolta sociale che tanto si teme potrebbe essere evitata anche avviando progetti produttivi e favorendo investimenti con una maggiore efficienza dell’apparato amministrativo. E invece no, questo non è all’ordine del giorno. All’ordine del giorno continua a esserci la spesa improduttiva (i venti milioni di euro per le regate nel golfo, appunto), il non uso dei fondi europei (la Campania è l’ultima regione d’Europa) e la mancanza di piani strategici (vedi la vicenda dei rifiuti e il fatto che a noi smaltirne una tonnellata costa 350 euro, mentre agli altri non più di 100). Se la nostra economia non cresce, se qui la realtà è stagnante, se non ci sono i soldi per i bus e per gli asili nido, per asfaltare le strade e per spazzarle, la colpa non è del patto di stabilità o della spending review. Né, tantomeno, delle risorse che non ci sono, perché negli ultimi anni la spesa corrente pro capite è cresciuta al Sud del 30% e all Centro-Nord del 14%. La nostra economia non cresce e siamo nella palude perché qui a lanciare slogan del tipo «Più Iva, meno F35» non sono le forze di opposizione, ma quelle di governo. Marco Demarco
CORMEZ
Commenti: 1
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Demetrio 45ha scritto:
martedì 17 luglio 2012 ore 16.48.40
la vergogna non conosce confini. di loro non sono capaci a nulla. si affidano al populismo. ma de magistris si rende conto che ANM esite anche la quattordicesima? è caldoro quando taglia i tickt. facendo pagare anche poco ma a tutti! loro quando si decidono a rimetterci qualcosa? e per la munnezza pare di essere ancora all’anno zero. ma non fateci ridere che ci è passata anche la voglia.