Singolare conclusione del rapporto Isde-Medici per l’ambiente La spesa nei cumuli di immondizia, gli zingari gli unici ad aver «compreso la ricchezza dei rifiuti»
NAPOLI - I rom sarebbero gli unici ad aver compreso «la ricchezza diffusa che potrebbe provenire dall’Oro di Napoli: i rifiuti urbani». La singolare (apparentemente) affermazione è a firma degli oncologi Antonio Marfella e Giuseppe Comella ed è compresa in una relazione per l’Isde (Associazione Medici per l’Ambiente) ricca di dati (Asìa e Ispra) su «Il valore della raccolta differenziata a Napoli», relazione già finita tra le mani di qualche candidato a sindaco del capoluogo campano che se l’è subito spesa. In estrema sintesi, il report invita a indagare sul «mistero» della «corretta gestione» e «completo smaltimento» dei 4 milioni di rifiuti industriali prodotti annualmente in Campania (fonte: Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale-Ispra) un «successo» che lascerebbe presumere che la Campania sia costellata di discariche per rifiuti speciali, cosa che non è, mentre per quelli urbani già dal 2008 non c’è mai spazio.
Quindi la relazione azzarda anche ipotesi agghiaccianti sul sovradimensionamento degli inceneritori esistenti o futuri della Campania e in generale sulla dotazione di inceneritori, arrivando ad ipotizzare lo smaltimento di rifiuti speciali in discariche per rifiuti ordinari e negli inceneritori giammai sporadicamente e per opera della criminalità — molteplici gli episodi già accertati dalla magistratura, come ad esempio dalla Procura di Santa Maria per i fanghi di porto Marghera rinvenuti in Campania, quindi fanghi importati dal sedicente «virtuoso» Veneto; ma la lista delle discariche con rifiuti speciali è lunga: dalla Resit di Giuliano, a Terzigno, all’amianto di Chiaiano per citarne alcune, fino ai Regi Lagni, la più grande discarica di speciali a cielo aperto — ma come fatti che avverrebbero sistematicamente. E venendo all’«Oro di Napoli»: i roghi delle immondizie che si stanno appiccando un po’ ovunque nelle ultime 48 ore in città, e precisamente da quando l’Esercito ha annunciato che i soldati inviati dal premier non potranno raccogliere rifiuti che una volta bruciati diventano automaticamente appalto di ditte incaricate dello smaltimento dei rifiuti speciali, ebbene questi roghi non sono i primi né saranno gli ultimi o sarebbe più corretto dire non sono i soli.
Ecco cosa scrivono gli esperti dell’Isde: «Dati ufficiali raccontano di una raccolta differenziata "ufficiale" ferma a Napoli al 17.7%. I dati Ispra 2010 attestano altresì che a Napoli (fonte dati Asìa) si raccolgono non più di 0.50 kg di materiale ferroso e alluminio/per abitante/anno, rispetto ad esempio ai circa 60 kg che invece si raccolgono a Venezia. Come ognuno di noi può tranquillamente fotografare, ad esempio, all’incrocio tra via Foria e via Rossaroll dinanzi al "solito" cumulo maleodorante di rifiuti, squadrette di bambine e signore Rom con passeggini "da asporto" provvedono, ovviamente illegalmente, alla raccolta differenziata spinta di tutto il materiale ferroso, alluminio e quant’altro è possibile recuperare dal nostro quotidiano cumulo di "munnezza urbana" ormai da anni, ma presso tutti i nostri cumuli cittadini, con una efficienza che raggiunge e supera il 90% di raccolta differenziata. Di tanto, in un incontro con il presidente Asìa Pasquale Losa, organizzato dalla associazione Napolipuntoacapo, avemmo conferma dai vertici stessi di Asìa che attestarono di non registrare, nella raccolta differenziata ufficiale, quantitativi significativi di materiale ferroso e lattine. Sono i rom, oggi, che provano a Napoli la ricchezza diffusa che potrebbe provenire dall "Oro" di Napoli: i rifiuti urbani». Ora, i fatti di cronaca sono costellati di testimonianze in tal senso e va precisato che i roghi non sono certamente tutti opera dei rom spesso anzi agli ordini di capibastone. È di ieri la notizia di un ritrovamento di un vero e proprio «inceneritore» autogestito in zona Napoli Est, un’area adibita allo smistamento ed ai roghi di rifiuti per ricavare materiale ferroso, con annessi fumi neri e densi che avvelenano Gianturco e San Giovanni a Teduccio.
Ma la «Terra dei Fuochi» non è solo nell’hinterland, è in città da un pezzo. A viale della Maddalena nei pressi dell’aeroporto c’è una fabbrica abbandonata che pure è diventata un «inceneritore» fai da te. Questi fumi sono ben visibili dall’alba, nell’aria della metropoli. A Giugliano, gli imprenditori dell’area industriale Asi chiedono addirittura un muro di protezione per sventare i furti dei cavi della rete elettrica. Ma questo, secondo l’Isde, non è che un solo anello produttivo della catena e i medici si chiedono, con tantissimi, per quanto ancora si consentirà tutto questo.
Luca Marconi 07 maggio 2011 -------------------------------------------------------------------------------
12 luglio 2012- Corriere del Mezzogiorno
Rom «imprenditori» dei rifiuti, l’immagine che Napoli non vuol vedere
Una giornata «normale» in via delle Brecce a Sant’Erasmo dove sussiste un ciclo illegale di riciclaggio
NAPOLI - Qui, come ha scritto ieri Vincenzo Esposito: «I rom sono diventati imprenditori. Hanno capito l’affare rifiuti e sono ormai il terminale di un ciclo parallelo e illegale che nessuno vuole vedere, anche se è sotto gli occhi di tutti». Un manipolo di disperati lasciati a vivere nell’ennesima baraccopoli cittadina, nell’indifferenza generale provvede a selezionare i materiali che ogni notte file di camion e autocarri riversano bellamente sulla pubblica via. I bimbi e le loro giovanissime mamme si fanno largo tra montagne di laterizi, amianto, scarti di pelli conciate, copertoni di auto, metallo, e Dio sa cos’altro ancora. Roberto Russo
FIAMME E ARIA VELENOSA - Tutti i materiali che possono essere rivenduti vengono accuratamente separati e raccolti all’interno del campo. Tutto ciò che non serve viene — purtroppo — dato alle fiamme di notte con l’inevitabile, enorme, produzione di diossina, con la puzza di gomma arsa che ammorba l’aria del quartiere e si unisce al caldo soffocante. Aria velenosa respirano i bambini rom e gli adulti nelle loro baracche di legno, aria velenosa respirano i titolari di bar tabacchi della strada, aria velenosa gli impiegati e gli operai delle poche aziende superstiti, aria velenosa inalano nei loro polmoni gli abitanti delle prime case che sorgono a trecento metri: sono ovviamente napoletani poveri.
MISEREVOLE RICICLAGGIO - E così, mentre c’è una Napoli che ostinatamente boccia il termovalorizzatore, che non accetta siti di stoccaggio provvisorio, che si innamora dell’utopia dei «rifiuti zero», c’è un’altra Napoli che ha già realizzato il suo impianto di smaltimento, il suo inceneritore, il suo miserevole riciclaggio quotidiano di metalli, vestiti, scarpe, fili di rame. Ecco perché via delle Brecce a Sant’Erasmo è una strada che dovrebbe essere visitata da tutti gli amministratori di questa città, sindaco de Magistris in testa. Forse dovrebbero vederla anche tutti i napoletani e provare quella stretta allo stomaco che ti prende, mentre il bimbo e sua madre ti guardano, interrompendo per un attimo la cernita dell’immondizia. E tu ti senti un ladro a violare con una foto la loro intimità. E ti vergogni. Per tutto. Roberto Russo
Due articoli sul Corriere del Mezzogiorno,a distanza di un anno.
Leggete con attenzione.
Apriamo un dibattito
NPC
Commenti: 2
In questo spazio libero messo a vostra disposizione, avete la possibilità di dire quello che volete, come e quando volete...
caskiha scritto:
venerdì 13 luglio 2012 ore 14.29.23
E così, mentre c’è una Napoli che ostinatamente boccia il termovalorizzatore, che non accetta siti di stoccaggio provvisorio, che si innamora dell’utopia dei «rifiuti zero»,
A questo punto dico fortunatamente c’è una Napoli che resiste e boccia l’inceneritore e c’è una Napoli che combatte per arrivare a rifiuti zero. Più precisamente in un mio commento del 7 luglio... A Napoli non è vero che nessuno vuole l’inceneritore, l’inceneritore non lo vogliono quelle persone dotate di senso civico, consapevoli dei rischi ambientali derivanti, dalla combustione dei prodotti, dalla emissione in aria di sostante tossiche di cui molte non conosciute, dallo smaltimento di ceneri tossiche in appositi siti, e così via. Queste persone sanno che le discariche che accolgono il tal quale sono fonte di inquinamento dell’aria e delle falde acquifere. Tutto quanto sopra impone comportamenti seri come fare una corretta differenziata, servirsi di isole ecologiche, smaltire correttamente pile esauste e farmaci, etc , etc. Tutti gli altri ovvero quelli che non vogliono l’inceneritore ma si comportano come sempre si sono comportati, fregandosene di separare plastica, carta, vetro, umido; il migliore di questi signori infila un tubo neon nella campana del vetro e magari anche un piatto di ceramica, ebbene questi signori sono un popolo da inceneritore. Quindi pensiamoci quando ci pesa separare la plastica dal vetro la carta dal cartone pizza unto, stiamo ingrossando le fila del popolo da inceneritore e in questo nostro mischiare tutto qualcun’altro trova lo spazio per infilarci veleni che poi troviamo nel nostro sangue. Un copertone abbandonato oggi per strada domani lo respiriamo.
grazie infinite, sergio e corsera.....ma oggi anche AVVENIRE CON LA QUINTA PUNTATA sta facendo un servizio meraviglioso alla Verita’ ed alla Chiesa con una serrata inchiesta sui roghi e i rifiuti industriali e tossici che avvelenano la campania da decenni. articoli pressoché identici, conclusioni opposte. oggi su corsera mie piccole precisazioni per evitare che l’acuirsi paradossale del fenomeno dei roghi sia ulteriore pressione per ottenere i medesimi roghi legali per gli evasori ecocriminali con ulteriori maxiiinceneritori per loro. a mio parere, da sempre in campania non esiste un fisiologico dibattito tra inceneritoristi e rifiuti zero, ma esige un solo obbligato pericolosissimo e tossico impianto. IL MAXIIINCENERITORE, PER SMALTIRE ILLEGALMENTE CIO CHE NON PUO ESSERE SMALTITO LEGALMENTE. SE NAPOLI E’ LA CAPITALE IN NERO DELLA PRODUZIONE DI GRIFFE INTERNAZIONALI COME PRADA, HOGAN, ECC ECC DOVE PENSATE CHE VANNO A FINIRE I SOLVENTI, I COLLANTI, I COLORANTI, I RESTI DI PELLI E STOFFE CHE NON POSSONO ESSERE DICHIARATI? OGGI NEI ROGHI....DOMANI A NAPOLI EST.....GRAZIE AD AVVENIRE, GRAZIE A CORSERA, DOBBIAMO VINCERE QUESTA GUERRA DI GENOCIDIO CHE COMINCIA DALLA MANOVALNZA DEI ROM E FINISCE A DANNEGGIARE LA NOSTRA SALUTE E I NOSTRI GENI......SALVIAMO ALMENO IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI......
SE OLTRE AL CORRIERE DELLA SERA OGGI COMPRATE PURE AVVENIRE, scoprirete come il Magistrato Ceglie, mentre noi litighiamo sulla convenienza o meno di usare il porto per spedire a soli 90 euro anziché 200 i nostri rifiuti urbani in Olanda, IL PORTO DI NAPOLI DA DECENNI E’ MEZZO DI TRANSITO DI MIGLIAIA DI TONNELLATE DI RIFIUTI TOSSICI CHE VANNO AD ESSERE RICICLATI IN CINA E CI TORNANO COME MATERIE PRIME SECONDE NELLE PRODUZIONI CINESI DI PANNOLINI, SIRINCHE MONOUSO, GIOCATTOLI......DOBIAMO RENDERCI CONTO CHE IL CONTROLLO DEI FLUSSI DEI RIFIUTI INDUSTRIALI CHE NON SI VUOLE IN ITALIA E’ IL PRIMO OBBLIGATO PASSAGGIO PER INIZIARE UN CORRETTO DIBATTITO ANCHE SUI RIFIUTI URBANI. FINCHE’ LA SOVRAPPOSIZIONE DEI FLUSSI SARA’ COSTANTE, NON CONTROLLATA DALLO STATO MA DALLA CAMORRA ECOCRIMINALE, NON CI SARA’ MAI NESSUNa GESTIONE CORRETTA SIA DEI RIFIUTI INDUSTRIALI CHE DI QUELLI URBANI...ORMAI STUDIANDO SI CAPISCE TUTTO.......i viaggi in OLANDA HANNO AVUTO IL GRANDE MERITO, A MIO PARERE INVOLONTARIO, DI SMASCHERARE DEFINITIVAMENTE LA SCENEGGIATA DELLE EMERGENZE RIFIUTI URBANI, COME OGGI QUELLA DELLE BLATTE, A SCOPO ESCLUSIVAMENTE DI PRESSIONE SULLA POLITICA DI TURNO PER FARE AFFARI ECOCRIMINALI A DANNO DELLA SALUTE DI TUTTI NOI!!!!