E RENZO PIANO CI RACCONTA LA "SUA" SCHEGGIA DI LUCE CHE OGGI SI INAUGURA A LONDRA
giovedì 5 luglio 2012
Renzo Piano "La mia scheggia viva ecologica e piena di luce per guardare lontano"
DI ANDREA MALAGUTI
Architetto Piano, perché lo Shard? «Perché era il momento giusto. Incarna lo spirito del tempo».
Scusi? «Lo Shard non è un capriccio. Ha senso in questa posizione precisa e da nessuna altra parte. In una zona che era da recuperare e da rilanciare, dove c’è una delle stazioni di pendolari più grandi di Londra. Oltre trecentomila persone passano qui ogni giorno. Sei linee per i treni, autobus, taxi. Quindi si tratta di punto di grande energia».
Qual è il nesso con un edificio alto 310 metri? «L’architettura non può esistere senza narrazione. Ha bisogno di poesia, di intelligenza, di creatività e anche di invenzioni. E persino di una visione politica in senso classico. Lo Shard è tutto questo».
Una città verticale, insomma. «Verticale e multifunzionale. Ci sono uffici, negozi, un albergo a cinque stelle, dieci appartamenti di lusso, una galleria panoramica che consente di inseguire l’orizzonte a 360 gradi per sessanta chilometri. E anche una meditation room, all’ottantesimo piano. La stanza più alta d’Europa».
Suona bene, ma a che cosa serve? «Ne ho parlato alla House of Commons la scorsa settimana. Si tratta di un luogo che, in funzione pubblica, può essere sfruttato per guardare lontano. Fisicamente e metaforicamente».
Una succursale di Downing Street. «Non arriverei a dire questo. Ma certamente uno spazio destinato a grandi incontri».
Sarebbe questa la visione politica? «No. La visione politica sta nel capire che le città non possono più espandersi orizzontalmente. Si spersonalizzano. E il mondo diventa una gigantesca baraccopoli. I nuovi edifici devono stare con, assieme, dentro. Non contro».
La banca del Qatar ha pagato oltre un miliardo per lo Shard mentre il mondo affoga. Qui il senso della politica che cosa le dice? «Che queste riflessioni fanno parte di una simpatica mitologia per cui poi si manda tutto in vacca. L’economia ha cicli quinquennali, l’architettura si misura nei secoli. È quando c’è la crisi che si investe. E noi stiamo lavorando anche in Grecia».
Lo dica a Monti. «Lui fa quello che può».
Perché il suo grattacielo è disegnato come una scheggia? «Un po’ è stata la conformazione del terreno a spingerci verso questa soluzione. Un po’ un senso poetico».
Declami. «Il cristallo, inclinato, riflette la mobilità del cielo. Un cielo che io conosco bene e che amo. Il colore dello Shard cambia durante il giorno a seconda della luce. Partecipa al respiro della città. Ne è parte integrante. I londinesi l’adotteranno».
I grattacieli si adottano? «Questo sì. In genere le torri sono alte e scure. Hanno vetri fumée, pensati per proteggerle dall’energia solare. Sono un simbolo fallico, aggressivo. E in genere alle sei di sera si svuotano. La Scheggia è il contrario. Vivrà 24 ore al giorno. È empatica, piena di luce e per di più risparmia energia».
Se lo Shard è di tutti perché serviranno 25 sterline per salire in cima? «Sto lottando per fare abbassare il prezzo. Anish Kapoor ha un problema analogo con l’ArcelorMittal al parco olimpico».
Le piace l’ArcelorMittal? «Lo andrò a vedere domani».
Non vuole rispondere. «No, gli edifici vanno visti di persona e non solo in fotografia».
Il Principe Carlo sostiene stizzito che lo Shard oscura St. Paul. «Mi hanno raccontato che il giorno della sfilata sul Tamigi, per il Giubileo, il Principe, passando qui sotto, si è girato dall’altra parte, ma la Regina ha ammirato lo Shard a lungo».
Bisogna sforzarsi per non farlo. «Il punto non è se questo edificio è sorprendente. Il punto è se costruendolo abbiamo fatto la cosa giusta».
L’avete fatta? «Assolutamente sì».
LA STAMPA
Commenti: 3
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isabella guariniha scritto:
venerdì 6 luglio 2012 ore 20.12.00
Frank Lloyd Wright, massimo esponente dell’architettura organica, il teorico dell’architettura come armonia tra l’uomo e la natura, equilibrio tra ambiente costruito e ambiente naturale attraverso l’integrazione dei vari elementi artificiali propri dell’uomo e naturali dell’intorno ambientale, realizzò molte case basate sul suo credo architettonico orizzontale. Con Broadacre City, la città orizzontale, propose di urbanizzare l’intero territorio- Città regione- assegnando ad ogni abitante un acro = 4047 mq, essendo possibile la mobilità con i futuristici mezzi di trasporto. Tuttavia, proprio lui, il teorico della città orizzontale, propose anche gigantesche strutture verticali per contenere centinaia di migliaia di persone: "The Illinois", il grattacielo alto un miglio, nel 1956. Wright studiò nei minimi dettagli la sua "Città cielo" di 528 piani: 130’000 abitanti, 76 ascensori ad energia atomica, 15’000 posteggi. terrazze per 150 elicotteri, membrature in alluminio e acciaio inossidabile, fondazione antisismica a radice rastremata. Premetto questo per significare che la tecnologia ci consente di costruire architetture di ogni genere e di qualsiasi materiale, per cui non esiste un tipo preconfezionato da trasferire. Il grattacielo di Londra è progettato per Londra, come la Torre Eiffel fu progettata per Parigi. Grave sarebbe se Renzo Piano pensasse di lanciare un’altra scheggia nei cieli di Roma o Firenze o Napoli. Meglio non dirlo perché il Palazzo intercetta tutto!
Quando tornai da NY mostrai al prof. Roberto Pane ( di cui sentiamo forte la mancanza in questo momento di smarrimento della città) le foto del Seagram Building di Mies van der Rohe, da me considerato la massima espressione del grattacielo al di là del quale non si potesse andare, una sorta di “partenone”, il momento magico dell’ architettura di tutti i tempi. Il commento di Pane mi gelò “ i grattacieli non sono architettura ma espressione della superbia umana, il segno della capacità dell’ uomo di usare l’acciaio e il vetro per fini speculativi che nulla hanno a che vedere con l’arte”. Ma col passare degli anni mi sono convinto che Pane aveva ragione. Del resto, basta vedere gli skylines delle città di mezzo mondo per constatarne l’omologazione ( NY, Shanghai, Tokyo, Pechino, Mumbay, San Paolo…si somigliamo come gocce d’acqua) e per restare annichiliti dalla loro mostruosità ( non lontana dalla allucinazione di Metropolis di Fritz Lang ), Di Renzo Piano preferisco il Beaubourg, i musei, gli aeroporti ma non i grattacieli. Anche se “eleganti” e lontani dalle stravaganze ( chiamiamole pure così per non usare aggettivi volgari ) dei grattacieli della Hadid, di Koolhaas, di Gehry, di Liebeskind…Vai a dare torto a Tom Wolfe e a Franco LaCecla quando “ maledicono ” gli architetti contemporanei.
Stamattina abbiamo dato il buongiorno con la scheggia di luce inglese.Sappiamo che la nostra associazione è seguita anche da molti architetti.E soprattutto abbiamo amici architetti "storici" come Isabella Guarini, Fabiana Guarini, Gerardo Mazziotti, di cui ci piacerebbe un commento