UNA SCHEGGIA GRAFFIA IL CIELO DI LONDRA...INAUGURATO OGGI IL GIOIELLO PIU’ ALTO DI EUROPA DI RENZO PIANO..ECCO LA PORTA DELLA NUOVA LONDRA MENTRE A NAPOLI ANCORA ASPETTIAMO..LA PORTA DEL PARCO!
giovedì 5 luglio 2012
Shard, la porta della nuova Londra
La torre d’Europa, per la costruzione della quale il 95% dei materiali utilizzati sono riciclati, viene inaugurata oggi ma entrerà in funzione il 1° febbraio 2013
La storia verticale che sale dal ventre di Londra
Renzo Piano "La mia scheggia viva ecologica e piena di luce per guardare lontano"
Visto da quassù, quattordicesimo dei 95 piani del grattacielo più alto d’Europa, il fiume ininterrotto che esce dalla metropolitana di London Bridge sembra fatto di formiche nane. Creature minuscole che si muovono ai piedi dei 310 metri dello Shard, una sorta di maestosa porta d’ingresso che divide il Regno celeste da quello terreno, la torre di Babele, la città verticale immaginata dall’istinto visionario di Renzo Piano. «Solo a Lourdes si hanno le visioni. Io ci ho dovuto ragionare un sacco. Poi ho capito che Londra aveva bisogno di uno specchio. E gliel’ho dato».
Una corda cala dai cristalli inclinati che restituiscono la follia incostante della luce metropolitana, consegnando al gigante una pelle mutevole. L’uomo imbragato come se fosse sull’Everest passa la spazzola piena di sapone sulle vetrate. Sospeso nel nulla. È il giorno dell’inaugurazione della Scheggia, un’opera da un miliardo e mezzo di sterline che in fase di costruzione fu bollata dal presidente del National Trust, Simon Jenkins, come «un fallo piombato sulla terra da uno spazio capitalista». A lavori finiti si è dovuto rimangiare il cinematografico giudizio. «Credevo peggio».
In effetti lo Shard è uno spettacolo. Al tavolo dei relatori, assieme a Piano c’è lo sceicco Abdullah Bin Saud, governatore della banca centrale del Qatar. I soldi arrivano da lì. Un giornalista tedesco gli chiede come immagina di recuperare l’investimento e quello lo osserva con lo sguardo bonario riservato a un bimbo che domanda l’ovvio. «Non ci abbiamo pensato tanto. È un investimento a lungo termine per rinsaldare il nostro legame con la città». Inarrivabile.
L’architetto italiano - «sono un genovese volante» - si concede alle interviste per due ore mentre osserva l’orizzonte senza fine che si srotola ai piedi della sua montagna. St. Paul, la torre di Gherkin, il Tower Bridge, il Tamigi. Il formicaio passa slogandosi la tesa per guardare su. Era un «brownfield» questo angolo di terra londinese, un sito postindustriale abbandonato, caratterizzato solo da un groviglio di binari e di acciaio arrugginito. Adesso è l’ombelico della megalopoli. la STAMPA
Guardiamo verso il cielo... Mentre a Napoli torniamo subito...a terra. La Porta di Londra ha un gioiello targato Renzo Piano. La Porta del Parco di Napoli a Bagnoli,nonostante l’ultima promessa del sindaco di consegnarla a Giugno dopo mesi e mesi di inerzia,ancora è...chiusa..
In questo spazio libero messo a vostra disposizione, avete la possibilità di dire quello che volete, come e quando volete...
gerardo mazziottiha scritto:
giovedì 5 luglio 2012 ore 17.26.12
Quando tornai da NY mostrai al prof. Roberto Pane ( di cui sentiamo forte la mancanza in questo momento di smarrimento della città) le foto del Seagram Building di Mies van der Rohe, da me considerato la massima espressione del grattacielo al di là del quale non si potesse andare, una sorta di “partenone”, il momento magico dell’ architettura di tutti i tempi. Il commento di Pane mi gelò “ i grattacieli non sono architettura ma espressione della superbia umana, il segno della capacità dell’ uomo di usare l’acciaio e il vetro per fini speculativi che nulla hanno a che vedere con l’arte”. Ma col passare degli anni mi sono convinto che Pane aveva ragione. Del resto, basta vedere gli skylines delle città di mezzo mondo per constatarne l’omologazione ( NY, Shanghai, Tokyo, Pechino, Mumbay, San Paolo…si somigliamo come gocce d’acqua) e per restare annichiliti dalla loro mostruosità ( non lontana dalla allucinazione di Metropolis di Fritz Lang ), Di Renzo Piano preferisco il Beaubourg, i musei, gli aeroporti ma non i grattacieli. Anche se “eleganti” e lontani dalle stravaganze ( chiamiamole pure così per non usare aggettivi volgari ) dei grattacieli della Hadid, di Koolhaas, di Gehry, di Liebeskind…Vai a dare torto a Tom Wolfe e a Franco LaCecla quando “ maledicono ” gli architetti contemporanei.