Esiste o può esistere un nesso tra le dimissioni di Narducci e l’entrata in giunta del Partito Democratico?
mercoledì 20 giugno 2012
Esiste o può esistere un nesso tra le dimissioni di Narducci e l’entrata in giunta del Partito Democratico?
Per rispondere a questa domanda occorre preliminarmente interrogarsi sul senso politico delle dimissioni di Narducci, al di la dell’aspetto umano della vicenda. Lo scambio di lettere tra Il Sindaco e l’assessore evidenzia infatti un problema politico di carattere generale ed alcune questioni specifiche sulle quali di registrava una diversità di vedute .
Il problema politico di carattere generale è racchiuso in questo passaggio emblematico della lettera di Narducci: “non sempre le decisioni sono state adottate a seguito di un effettivo confronto tra le posizione esistenti all’interno della giunta”, con l’affermarsi di un “clima che appare chiaramente ostile alla libera manifestazione delle idee e delle opinioni dissenzienti che, anche quando non condivisibili, meritano rispetto”.
E’ un tema già posto, e non solo dal sottoscritto, su queste pagine: quello della mancanza di coerenza tra la proclamata “democrazia partecipata” e la reale condivisione e partecipazione nelle scelte.
Esistono poi delle tematiche specifiche segnalate da Narducci sulle quali si possono avere legittimamente opinioni diverse. Ad esempio era noto a tutti che sul tema del rapporto con i privati (e con Romeo in particolare) il Sindaco la pensava in un modo e Narducci in un altro. Ma a causa del problema di carattere generale (la non sufficiente partecipazione e condivisione delle scelte) la questione particolare è esplosa in modo dirompente. La domanda allora diventa: Narducci esce di scena perché voleva imporre la sua opinione sulla questione Romeo? Si possono avere due interpretazioni: la prima è che esce di scena semplicemente perché non sentiva rispettata la sua opinione legittimante diversa ; la seconda è che, non riuscendo ad imporre la sua opinione diversa, ha preferito abbandonare la squadra, con la quale (e quindi non solo con il sindaco) ha registrato una tale diversità di impostazione sul tema della legalità in senso generale, da sentirsi un alieno.
Su questo tema di carattere generale appare opportuno un chiarimento politico, in consiglio comunale ma in senso più ampio con la città. De Magistris è stato eletto con i voti di tanti cittadini che non la pensano politicamente come lui ma che, di fronte ad un bivio, hanno scelto di svoltare a sinistra. E tuttavia ha composto una squadra di governo della città che non rappresenta adeguatamente le diversità di opinioni dei cittadini che lo hanno eletto. Non solo, ma governa la città in un modo che alcuni avvertono fastidiosamente come “autoritario”. I cittadini vogliono condividere di più le scelte. Si tratta di una questione di metodo. Il caso del lungomare liberato dalle auto, in questo senso, è significativo: a molti di quelli cui piace la scelta (come al sottoscritto), non è piaciuto il modo ed i tempi in cui la scelta stessa è stata effettuata.
Una volta chiarito che le diversità di opinioni meritano rispetto ed ascolto, a quel punto si potrà iniziare a parlare della questione dell’ingresso in giunta del PD. E prima ancora di questo, occorre approfondire il senso di un ingresso in maggioranza politica, sulla base di una condivisione di un programma che al momento manca. Il PD deve insomma prima diventare maggioranza politica e poi eventualmente (ma è questione marginale rispetto alla prima) entrare in giunta. Ed a questo punto si arriva alle questioni specifiche. Come quella del rapporto con i privati in generale e con Romeo in particolare. Personalmente condivido l’approccio al problema del Sindaco. Ma qual è la posizione ufficiale del PD napoletano sul tema? Sarebbe interessante avere delle opinioni a riguardo da parte dei candidati segretari, che invece preferiscono mantenersi sul generico.
Chi si accinge o aspira a diventare segretario politico del partito sulle cui ceneri De Magistris ha costruito la sua vittoria, come intende impostare il rapporto con il Sindaco arancione? Avrà l’autorità e la credibilità sufficiente (con riferimento al suo passato politico ed alle sue credenziali personali) per impostare un rapporto di reciproco rispetto, dando voce a quei tantissimi cittadini (non iscritti ma di area PD) che non vogliono veder fallire l’esperienza dell’attuale governo cittadino ma contemporaneamente si sentono orfani di una rappresentanza politica?
Ma una domanda simile va posta anche al Sindaco: quale PD vuole nella sua maggioranza politica ed eventualmente nella sua squadra? Un PD che ubbidisce o un PD che arricchisce, portatore di una sensibilità politica e culturale diversa dalla sua? Umberto De Gregorio
la repubblica napoli
Commenti: 1
In questo spazio libero messo a vostra disposizione, avete la possibilità di dire quello che volete, come e quando volete...
npc sottolineatureha scritto:
mercoledì 20 giugno 2012 ore 8.05.25
...della mancanza di coerenza tra la proclamata “democrazia partecipata” e la reale condivisione e partecipazione nelle scelte...