L’ARCINAPOLETANO di Pietro Treccagnoli
I rodei notturni di piazza Trieste e Trento
C’è un angolo di Napoli che davvero segna un confine tra le diverse facce della città, almeno tra la sedicente zona borghese e turistica e quella plebea e incivile. Non giriamoci attorno, l’aggettivo chiave è proprio questo: incivile. Senza stare a fare troppa sociologia, voglio descrivere un fatto. E un luogo. Dunque, di notte, soprattutto in quelle calde, a piazza Trieste e Trento, all’imbocco di via Toledo c’è il rodeo degli scooter. Dai Quartieri Spagnoli scendono chiorme di ragazzi in motorino, a coppie, maschi, femmine, maschi e femmine, a volte anche bambini piccoli che dovrebbero essere a letto da ore, tutti rigorosamente senza casco. E fanno avanti e indietro, come nelle celebri vasche che si facevano un tempo a colpi di suola. Il palcoscenco migliore è via Chiaia. Arrivano a Palazzo Cellamare e, in genere, tornano indietro, tirando al massimo il mezzo, facendo lo slalom tra cartoni e sacchetti ammucchiati in attesa dell’Asìa, auto in sosta, passanti colti di sorpresa. Alla faccia di qualsiasi Ztl, isola pedonale, senso del rispetto e incolumità di chi passeggia. Vanno e vengono, in controsenso, in una zona formalmente chiusa al traffico, senza casco, a due-tre in sella. Ce ne sarebbe per un intero libretto di verbali. E’ invece un rito, probabilmente una sorta di corteggiamento animale, perché vedi gli scooter maschili esibirsi a beneficio di quelli femminili, in cavalli e dribbling, in frenate e accelerate. Poi quando le coppie si sono formate, le due-ruote scompaiono, s’ammacchiano. Corteggiamento o sordido traffico ignoto solo a chi non vuol vedere? Perché, poi, più giù, ci sono i baretti del Borgo di Chiaia, con tanta clientela che necessita costantemente di generi di sconfortante conforto, per arrivare fino all’alba. Sono anni che questa giostra va avanti. A piazza Trieste e Trento, per molte ore, è difficile persino passare a piedi o in auto ed è pericoloso camminare sui marciapiedi perché sono la corsia prediletta dai centauri pezzotti, griffati e tatuati.
Ecco, nessun moralismo. Queste sono le metropoli. Napoli è sempre stata così, persino peggio. E’ il suo fascino nero. Ma l’impressione di essere a Karachi è penetrante, anche guardando le facce impaurite degli ambulanti asiatici che hanno ripiegato il bancariello sotto il braccio e stanno prendendo la via di casa. Sembrano dei birilli in un bowling umano. Nessun moralismo, ma almeno una domanda e una considerazione rapida, sebbene logora ormai. Primo, ma nessuno presidia un angolo di Napoli che dovrebbe essere tra i fiori all’occhiello della città? Nessuno controlla, perché non c’è solo rassegnazione. Quel brandello di borghesia, che altrove è il vero presidio del rispetto interiore delle regole, a Napoli ha sempre preferito familiarizzare con il lazzaro, per autoassolversi dalle proprie zelle, avendo accanto i peggiori per illudersi di essere migliori. E se non ha familiarizzato, questa vecchia misera borghesia ha issato bandiera bianca.
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