NON TRASFORMIAMO IL "LUNGOMARE LIBERATO" IN UN ROMANZO!!..NE’ METAFORICAMENTE NE’ PRATICAMENTE...
venerdì 15 giugno 2012
Un romanzo lungo un km in strada Genova
L’amore raccontato, scritto con la vernice bianca sulla strada seguendo un itinerario che dal cuore di una città, Genova, porta dritto al mare quindi all’origine, quindi ancora all’amore. L’opera, scritta da Rosa Matteucci, è diventata il cuore di un’installazione curata da Stefania Galeati Shines che ha riscritto il testo con vernice bianca seguendo la strada che da palazzo Ducale trasporta i lettori fino al mare. La storia di Matteucci è, alla fine, una favola: quella di Ruth ebrea russa che si innamora di Carlo, militare fascista. E come in tutte le favole, soprattutto quelle scritte a mano, l’amore alla fine sconfigge la teoria odiosa della differenza. Affidare questo racconto a Galegati ha significato affidare le parole alla pietra, al selciato, ricostruire uno speciale filo conduttore di colui che cammina, "accompagnato" ha detto Galegati, come un libro accompagna chi viaggia.
Le parole dunque si snodano per la strada come un rosario di piccole perle bianche sul selciato nero e come tutte le cose scritte il tempo, l’uomo e gli animali, le macchine potranno cancellarne la massima parte. Eppure sembra, in questa strana installazione, che il senso non possa essere smarrito ma si perda davvero nel mare come messaggio da trasportare. "Per raccontare questa storia d’amore bisogna partire da Odessa": così comincia la favola, le prime parole scritte per tangente al grande portone del Ducale. Parole indirizzate al mare. Da Odessa a Praga, dalla Valtellina ad Haifa poi l’ Africa, la Spagna, Genova fino alla fine risolvendo, come scrive Matteucci, "il contenzioso con l’invisibile". Come sia questo possibile lo dimostrano le parole scritte con grafia di bambino sul selciato della strada che da piazza Matteotti porta al Porto Antico, luogo che con il mare ha un comun denominatore: è capace di contenere il bianco e il nero senza conflitto alcuno. Pan-etnia, collasso e decesso della diversità che risolve nelle parole che chiudono la favola. Ruth e Carlo "si amano perché altrimenti moriranno" e alla fine della loro storia insieme "dormono l’uno accanto all’altra, la stella di David e la croce latina, nell’attesa del risveglio alla fine della fine del tempo".
Questo quanto accaduto a Genova.
E subito a Napoli alcuni cittadini, atraverso facebook,hanno fatto la richiesta di fare la stessa cosa a Napoli! Per consentire una lettura mentre si cammina,sul Lungomare Liberato. Qualcun altro ha invece chiesto al Sindaco di trasformare la bellissima strada napoletana in una lunga esposizione di Graffitti Urbani!
In entrambi i casi una vera mortificazione per Via Caracciolo.
Non trasformiamo il LUNGOMARE in un romanzo!!!
Commenti: 3
In questo spazio libero messo a vostra disposizione, avete la possibilità di dire quello che volete, come e quando volete...
Sarebbe da considerare nell’autostrada a passo d’uomo della riviera il gas l’so ormai da condannare dei bus di trasporto e turistici che avvelenano l’aria con i rischi che si possono leggere nel link
Così finirà il Lungomare di Napoli, tarsformato in uno squallido squarcio di periferia, di quelli che si vedono dal finestrino del treno quando si attraversano le grandi aree metropolitane che offrono scenari di guerra, di mammut ferroviari abbandonati e ricoperti di graffiti, di muri sbrecciati, di alberi rinsecchiti dall’inquinamento, di balconi con panni stesi quasi sulle rotaie, luoghi senza identità. Perché il vero obiettivo è quello di cancellare l’identità del Lungomare di Napoli per travestirlo con una maschera da Carnevale globale. Già ci siamo, con la baraccopoli improvvistata davanti ai locali, i cortei degli paventapasseri, ciclisti della domenica vestiti di tutto punto a mo’ di Bartali e Coppi, e la Villa Comunale dilaniata e desertificata dalle ruspe, di cui nessuno parla. In altri tempi qualcuno si sarebbe incatenato per impedire l’abbattimento dei 30 lecci, mentre oggi siede comodamente tra gli scranni del potere. Basta!